I consigli di zio Corra… sull’uso dello smartphone.

Ovvero una lista ragionata di consigli che mi sento di dare ai giovani che usano lo smartphone per le prime volte:

  • Hai rotto le scatole che volevi uno smartphone, ora che ce l’hai comprati una custodia per proteggerlo
  • Quando sei a scuola il cellulare può rimanere spento nello zaino. Non ci sono notizie più importanti di quelle che ti stanno dando gli insegnanti in quel momento.
  • Se i tuoi genitori ti chiamano e tu non gli rispondi o non li richiami sono guai: ti hanno comprato un cellulare per restare in contatto con te, non per farti giocare!!
  • Quando vai in bicicletta o cammini per la strada, tieni il cellulare in tasca e il volume delle cuffie basse: anche andare in giro a piedi richiede attenzione.
  • Non scrivere nelle chat, su Facebook e in giro per internet, cose che non vorresti che i tuoi genitori non sapessero: le robe su internet fanno il giro del mondo alla svelta e rimangono in giro per tanto
  • Proteggi il telefono con una password. Lo sappiamo che non hai segreti con nessuno, ma le persone che ti scrivono forse qualche segreto ce l’hanno e preferiscono condividerlo solo con te.
  • La password sono tue: non condividerle con nessuno
  • Ok, ok non vuoi che i tuoi genitori vedano le fotografie che hai scattato…. non farle girare nemmeno su internet o, oltre ai tuoi genitori, qualche milionata di persone le potrà vedere
  • Non dare confidenza agli estranei e non connetterti a reti WiFi pubbliche non protette da password
  • Non lamentarti se i tuoi genitori controllano come usi lo smartphone e se sanno esattamente quali siti visiti… è la dura legge della vita: loro pagano il telefono e le tue ricariche…

Qui trovate la lista originale senza le mie elucubrazioni 😉

Privacy e cookie – parte 1

Per effetto della nuova normativa privacy, i siti ospitati in Europa, propongo ai loro visitatori una schermata nella quale gli chiedono di accettare i cookie provenienti dal sito e spiegano a cosa serviranno e quali saranno i dati raccolti. La mia reazione è: ottima idea ma implementata malamente.

90HTroppi avvisi ripetuti, generano rumore comunicativo e fanno si che l’utente non legga le informazioni ma si limiti ad accettare o rifiutare meccanicamente l’uso dei cookie senza prestarvi troppa importanza.

Cosa che invece dovrebbe essere fatta: i cookie sono uno strumento potente e che può portare a raccogliere molti dati sul navigatore.
Partire dal presupposto che i cookie sono “cattivi” è sbagliato: spesso vengono utilizzati per memorizzare le preferenze di visualizzazione di un sito o ci permettono di lavorare senza doverci continuamente riautenticare su un sito ogni volta che scade la sessione. Nella maggior parte dei casi vengono raccolte informazioni anonime.

Quando entro su un sito di commercio elettronico e faccio una ricerca, sotto il profilo della tutela della privacy è poco importante sapere che il sito collezioni i miei dati di navigazione senza legarli al mio nome e cognome. L’effetto di questa cosa è che quando tornerò sul sito, rivedrò subito i prodotti che ho ricercato.
Il problema diventa serio quando il sito lega le mie informazioni facendomi uscire dall’anonimato.
Senza fare nessun nome, Google è proprio uno di questi siti, ma la lista è lunga: possiamo aggiungerci Amazon, Facebook e tutti quei siti presso i quali ci siamo registrati dando una serie abbastanza cospicua di dati.

Poco male se sappiamo come vengono utilizzate le nostre informazioni e ancora meglio se possiamo fare in modo che queste vengano cancellate su nostra richiesta (cosa per altro prevista in modo obbligatorio)…. ma cosa succederebbe se qualcuno iniziasse a collezionare le nostre ricerche su Google e legarle a noi?
Se vedesse che tipo di ricerche facciamo sugli altri siti collegati e potesse relazionarle a noi?

Prendiamo per buono che i siti che ho citato collezionino i dati in maniera legale, ma pensiamo ad un possibile sito ostile che entra nel circuito della pubblicità di Google e riesce a collezionare dati su di noi anche quando navighiamo su altri siti. Tecnicamente la cosa è fattibile. Quando visitiamo un sito, il browser accetta cookie sia dal sito che stiamo navigando, sia da terze parti che hanno accordi pubblicitari con il sito principale (i fornitori di banner!).

E cosa succederebbe se il sito sapesse che noi facciamo ossessivamente ricerche su un determinato farmaco, su una determinata patologia o su un determinato reato?

…e io ti leggo la mail

topsecret

Dopo un po’ di tempo e di riflessioni, voglio dire la mia sulla questione Prism.
Proviamo a partire da questo presupposto: se un servizio è gratis, nel senso se non ho un esborso economico per poterlo usare, allora lo pago in qualche altro modo.
La mia casella di posta elettronica con gmail, la pago permettendo ai sistemi automatici di Google di leggere il contenuto della mia corrispondenza, per suggerirmi prodotti che incontrano il mio gusto. La stessa cosa la possiamo direi di G+, Facebook e compagnia cantante.
Quando posto su un socialnetwork le mie informazioni vengono condivise con la rete, ma questo è proprio quello che voglio ottenere quando mi iscrivo ad una di queste reti sociali.
Prism è il figlio di Echelon, il sistema che secondo la leggenda popolare spiava tutte le telefonate.
Che NSA e CIA controllassero i messaggi scambiati sui socialnetwork e sugli altri media, sinceramente, non mi sembra una notizia sensazionale, diciamo che potevo aspettarcelo. Che i BIG abbiano dato accesso ai dati degli utenti alle agenzie di sicurezza non mi scandalizza; se questo può servire ad evitare nuove Boston, ben venga….Ma quello che non sopporto è la politica di negazionismo che ha accompagnato i BIG player. Il fatto che fino all’ultimo abbiano negato. Questa volta, la richiesta di accesso ai dati è stata fatta per motivi di sicurezza nazionale. Nei piani dei big c’era di non far trapelare l’informazione. Qualcuno li ha beccati con le mani sporche di cioccolato e hanno confessato di averlo fatto per i bene nazionale. Ma cosa sarebbe successo se la richiesta non fosse stata fatta dalle agenzia di sicurezza ma da un altro organismo? Quanto sarebbe interessata la China a controllare nella corrispondenza delle grandi aziende statunitensi?
Quando sarebbe interessata H3G ad accedere alla corrispondenza di Telecomitalia? Il problema, secondo me, non è legato a questo singolo episodio, ma è legato al fatto che chi dovrebbe garantire la nostra privacy, non solo non lo ha fatto, ma ha negato fino all’ultimo di averla violata. L’effetto è devastante: ci si sente continuamente spiati e si ha la sensazione che, fino a quando non succederà il grosso incidente, continueremo ad esserlo senza saperlo.
Il controllo della rete di telecomunicazioni di un paese è la nuova forma di assedio e una delle nuove frontiere dei conflitti. La vera guerra “intelligente”: nella quale non ci sono morti a causa delle armi, ma ce ne sono a causa del caos che si genera per la mancanza della rete….