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Wifi libero…. as in beer?

Con un po’ di ritardo, voglio dire la mia sul recente decreto che modifica l’ormai celeberrimo decreto Pisanu.
Nell’annuncio fatto da Maroni si parlava di WiFi libero e tutti si sono precipitati a fare commenti sulla novità…. Internet per tutti, internet finalmente gratuita anche in Italia….. ma dove???
Il paragone che più frequentemente veniva fatto durante i vari dibattiti era quello con gli Stati Uniti, dove gli spot wifi gratuiti sono comuni come le noccioline, peccato che negli Stati Uniti e in buona parte del mondo, la banda internet costi la metà di quello che costa in Italia.
Peccato che la diffusione di internet negli altri stati è talmente alta che, usando l’ormai collaudata formula dell’adware, un provider può pensare di ripagarsi il costo di installazione di un hostspot wifi libero.
Caro Maroni, se il governo non trova una forma di incentivazione finanziaria che, di fatto, paghi ai provider l’installazione delle aree WiFi pubbliche, se non trovate il modo di far capire che internet non è una cosa in più, am che è qualcosa che serve come (e forse più) del telefono, dal primo gennaio avremo qualche hotspot wifi libero, nel senso di non controllato, ma che ben pochi utilizzeranno.
Signori mi permetto di ricordarvi che ‘free’ in italiano si traduce come: gratuito o senza vincoli, libero: il Governo intende senza vincoli, e non ‘as in beer’….
E anche sul libero avrei qualche dubbio, visto che si parla di una diversa forma di controllo, meno oppressiva rispetto all’attuale, ma della quale non si conoscono ancora tutti i particolari.
Wifi libero vs Pisanu: la mia idea sul decreto legge

Qualche giorno fa, in un tweet, scrivevo una delle domande che più mi irritando. Domanda che tutti gli anni si ripete puntuale: <<cosa fai per l’ultimo?>>.
Ma ultimamente c’è un’altra cosa che in questo periodo dell’anno si ripete ciclicamente: la reiterazione del decreto Pisanu, la tanto discussa norma che obbliga i gestori di internet point e impianti WiFi a registrare (o meglio a schedare) i clienti che vogliono navigare attraverso i loro apparati.
Il decreto fu emanato nel 2006 con scadenza al 31 dicembre dello stesso anno. Alla fine, da allora, è stato reiterato fino ai giorni nostri.
Quest’anno sembra ci sia la volontà di non reiterarlo o per lo meno di volerne modificare una parte sostanziale prima di procedere alla sua reiterazione.
Personalmente penso che il Decreto Pisanu abbia limitato fortemente la diffusione del WiFi in Italia, ma non penso che il rallentamento sia dovuto solo a questo: in Italia i prezzi della banda internet sono ancora proibitivi e se in Francia sono presenti 30 mila hotspot pubblici, e per buona parte gratuiti, non è grazie alla mancanza del decreto Pisanu.
Le procedure di registrazione sugli hostpot italiani non sono complicate, nella maggior parte dei casi basta avere un numero di cellulare e farsi mandare dal sistema di navigazione un messaggio sul proprio numero di telefonino.
Un po’ più complicate (e costose) le operazioni da fare per i provider: il tempo di mantenimento dei log, la raccolta degli stessi: implicano un sforzo economico abbastanza importante, che spesso porta i gestori a rinunciare alla commercializzazione di questo servizio.
Sotto il profilo della sicurezza il decreto in questione risponde pienamente alle richieste di controllo della rete internet. Se questa operazione di controllo è positiva o negativa, dipende molto da come interpretiamo la nostra libertà: il fatto di sapere che io navigo su internet e qualcuno di cui non conosco l’identità registra la mia navigazione non mi spaventa.
Sono molto più spaventato dall’idea che qualcuno usi la rete per fare i suoi comodi con un minore o per scambiarsi immagini di ragazzini un po’ troppo giovani….
Non penso che il tanto contestato decreto debba essere visto come un mezzo per ostacolare la diffusione della navigazione, ma penso che sia di più uno strumento utile per la sicurezza di tutti.
E se il mio essere controllato, si traduce nel dare alle forze dell’ordine un’arma in più per la risoluzione dei reati, allora, sono per la reiterazione in-toto del decreto.
La diaspora del social network

Diaspora… questa parola in realtà riporta a ricordi negativi, popoli costretti a migrare da uno stato ad un altro…. La più famosa è quella ebraica.
Ma diaspora oggi è un termine legato anche al mondo dei social network: la diaspora degli utenti di Faceebook. Questo, per lo meno, è quello che spera un gruppo di 4 studenti, da cui nasce l’idea di un nuovo social network (l’ennesimo!!!).
“Ridateci la nostra privacy”, questo il motto che sta alla base del nuovo progetto. I 4 studenti hanno dichiarato di aver voluto creare un social network con le stesse caratteristi di Google, ma che al contempo garantisca la privacy dei propri utenti.
Nel maggio del 2010, gli ideatori, hanno messo il proprio progetto su kickstarter.com, una piattaforma di crowdfunding, ricevendo finanziamenti per $200.000 in pochissimi mesi. Il loro obiettivo era di raggiungerne 10.000. A sorpresa tra i finanziatori compare anche Mark Zuckerberg, creatore di Facebook, il quale si rivedrebbe in loro, stando a quanto lo stesso Zuckerberg ha dichiarato.
L’utente sarà l’unico responsabile dei propri dati e deciderà quali pubblicare.
Importante è notare che non esiste un unico “contenitore” dei dati degli utenti, ma ogni profilo viene pubblicato dall’utente, un po’ come succede con le reti p2p. I dati potranno anche essere depositati su server, scelti dall’utente che, in questo modo, non sarà obbligato a tenere acceso il computer per tutto il giorno.
Al momento, diaspora, è ancora in fase embrionale. Sul sito http://www.joindiaspora.com/ è possibile vedere la roadmap del progetto ed alcuni screenshot.
Diaspora è scritto in Ruby, il codice viene in opensource. Da github è possibile scaricarlo, installarlo e provarlo.
Per gli utenti di Facebook che vorrano “migrare” verso diaspora, sarà reso disponibile un tool per eseguire l’import automatico dei dati verso diaspora.
La sfida sa tanto di lotta fra Davide e Golia, ma anche un uccellino è riuscito ad entrare nell’Olimpo dei Social Network senza troppa fatica.
Tanto rumore per nulla?? #ios4, #flash

8 settembre, Apple rilascia iOS 4.1…. e questa è la notizia principale. In realtà in quella data non ci sono stati troppi post che ne decantavano le nuove funzionalità: la “GM” della 4.1 era in giro da un po’.
Il colpo di scena non è mancato, questa volta la novità non la si è trovata in qualche funzione nascosta, ma nell’accordo di licenza dell’Apple Store:
“We are continually trying to make the App Store even better. We have listened to our developers and taken much of their feedback to heart. Based on their input, today we are making some important changes to our iOS Developer Program license in sections 3.3.1, 3.3.2 and 3.3.9 to relax some restrictions we put in place earlier this year. ”
Provo a darne una traduzione: carissimi vi abbiamo fatto dannare, abbiamo deciso che tool come Gamesalad e Flash/Flex non dovevano essere usati per sviluppare su iOS, adesso abbiamo cambiato idea.
Sono convinto che una casa come Apple non faccia le cose a caso, il fatto di vietare prima e, concedere dopo, la possibilità di sviluppare con tool di terze parti fosse una mossa assolutamente programmata. Adesso si tratta di scoprire il perché.
Sono convinto che la motivazione reale non sia quella esposta nel comunicato della casa di Cupertino ovvero, “abbiamo ascoltato gli sviluppatori e tenuto conto delle loro necesità”: non lo fanno mai non penso che abbiamo iniziato adesso. La cosa, se non dovesse essere stata programmata, suona più come: le altre piattaforme di smartphone supportano Flash, noi no…. Magari non proprio tutti hanno voglia di impararsi un linguaggio di programmazione nuovo, con il quale programmare 4 device. Un programmatore Java con un paio di settimane di studio è in grado di scrivere il suo prima applicativo per Android. La curva di apprendimento di Objective C è decisamente diversa: si deve mettere in cantiere di imparare un nuovo linguaggio di programmazione con una propria filosofia….. ne vale la pena?
Un passo di Apple verso la standardizzazione?
Nuovo tema per corradoignoti.it
Stagione nuova….. nuovo tema per il blog!
Come al solito, vista la mia totale incapacità di fare template grafici degni di questo nome, sono partito dal un tema opensource trovato in giro per la rete.
Quello in questione si chiama zBench disegnato da ZWWoOoOo.
Secondo me è bello chiaro, senza troppi fronzoli. L’ho personalizzato un attimo, ma ci ho messo proprio poco tempo.
Del vecchio tema ero stanco e, in realtà, non ne sono mai stato convinto fino in fondo. Di questo sono più contento, spero di non stufarmene alla svelta.
Caro il mio Steve ecco perché mi sembri sempre più Bill…
Caro Steve,
ho iniziato ad affacciarmi al mondo dell’informatica ‘moderna’ nel lontano 1990. Dopo qualche esperienza nei tardi anni 80 fatta con il mio C= 128, nel 1990 sono diventato ufficialmente cliente della Microsoft con il mitico DOS 3.1.
Nel 1995 ho conosciuto il mondo del pinguino e mi sono accorto che l’informatica, quella vera, non era una scatola chiusa nella quale qualcuno decideva cosa farti fare ma era la libertà di modificare configurazioni e codici sorgenti per far diventare il proprio tostapane un server web basato su Apache.
Il tempo è cambiato e il mondo del lavoro mi ha fatto cercare soluzioni diverse, sempre basate su software open source. Finché, qualche anno, decido di fare il fatidico passo: compro il mio primo computer con la mela! Cavoli anche a Cupertino hanno investito sul software libero.
Inutile dire che l’esperienza è stata subito fantastica, dopo 10 minuti avevo capito come ci si muoveva con Finder e dopo 20 sapevo usarlo senza problemi. La shell dei comandi, il gcc e tutto il resto mi facevano sentire a casa, installati Eclipse, Python e poco altro ho ricominciato a scrivere software proprio come facevo con Linux.
Poi è arrivata l’epoca iPhone….. <>.
Ed ecco che arrivano le prime “sorprese” che mi lasciano un po’ perplesso: inizialmente il telefono lo posso utilizzare solo passando per due operatori che non me lo vendono ma me lo affittano per due o più anno. Il mio non può vendermi il melafonino. Poi finalmente lo posso comprare anche senza una nuova SIM. Sul mio telefono posso solo installare il software che i tuoi laboratori hanno approvato e, quando il software lo sviluppo, tu decidi quale software potrà essere venduto nel tuo mercato. E poi, Steve, tu decidi con quali strumenti di programmazione io posso scrivere software sul mio telefono???
No fammi capire, perché io non posso scrivere applicazioni per iPhone utilizzando il C/C++ ma mi devo studiare il tuo Objective C? No, perché sai il linguaggio è bello, ma ci si mette un po’ ad imparare ad usarlo! Oltre tutto quando scrivo un applicativo per il melafonino, se voglio portarlo su un altro telefono devo riscriverlo completamente!!!
E con la storia di Flash come la mettiamo?
Fammi capire Mr. Steve P. Jobs, perché il kit di sviluppo lo rendi disponibile solo per Mac OS X e decidi tu quando devo aggiornare Mac OS alla versione nuova?. No, perché capiamoci, non è stato bellissimo scoprire che l’ultimo SDK per iPhone può essere utilizzato solo su Snow Leopard!!
E’ come se la Microsoft mi obbligasse ad usare Internet Explorer come browser…. oops lei l’ha fatto ed è stata multata!!!
No, no caro Steve, non ci siamo. Spero che i tuoi prodotti continuino a funzionare bene come stanno facendo adesso, altrimenti mi risulterà ben difficile rimanere lontano dal Regno delle ‘Finestre incantate’… almeno quello è economicamente più allettante del tuo!
Tweetee e l’avventura del software open source per iPhone
Poco tempo fa mi sono chiesto quali fossero le applicazioni open source disponibili nel mondo iPhone.
La lista non era estremamente lunga:
1. ABC 123 – Gioco basato sulla memorizzazione di sequenze numeriche. Usa le Cocos2D. (link su iTunes) (codice sorgente)
2. Colloquy – Porting di Mac IRC su iPhone. (link su iTunes) (codice sorgente)
3. Diceshaker – Simulatore del lancio di dati, utile per tutti i giocatori di ruolo. (link su iTunes) (codice sorgente)
4. Doom Classic – Si, si proprio il Doom a cui eravamo abituati a giocare tempo fa. (link su iTunes) (scarica codice sorgente)
5. Freshbooks – Interfaccia ad un sistema di fatturazione che penso sia totalemente sconosciuto in Italia. (link su iTunes) (codice sorgente)
6. Gorillas – Vi ricordate il giochino contenuto in “GORILLA.BAS” usato come esempio nel BASIC del DOS? Usa le Cocos2D. (link su iTunes) (codice sorgente)
7. Last.fm – Client per last.fm ma che non è presente nello store italiano. (link su iTunes) (codice sorgente)
8. Mobilesynth – Sintentizzatore mono. (link su iTunes) (codice sorgente)
9. Molecules – App che vi permette di interagire attraverso il “touch” a sistemi di particelle. (link su iTunes) (codice sorgente)
10. Mover – Che vi permetterà di spostare dati da un iPhone all’altro in modo…. originale. (link su iTunes) (codice sorgente)
11. Natsulion – Client per twitter dalle funzionalità minime. (link su iTunes) (codice sorgente)
12. NowPlaying – Applicazione per controllare gli spettacoli in programma nei cinema locali (inutile in italia). (link su iTunes) (codice sorgente)
13. Packlog – Tenete traccia di tutto quello che avete fatto nella giornata, direttamente dal vostro iPhone. (link su iTunes) (codice sorgente)
14. PocketFlix – Client per consultare i contenuti testuali di Netflix. (link su iTunes) (codice sorgente)
15. reMail – E-mail client per indicizzare la posta elettronica ricevuta sull’iPhone e renderla ricercabile. (codice sorgente)
16. RobotFindsKitten – Port di un gioco la cui UI era originariamente disegnata in ASCII. (link su iTunes) (codice sorgente)
17. Sci-15 HPCalc – Per chi sentisse la mancanza delle vecchie calcolatrici HP (link su iTunes) (codice sorgente)
18. Task Coach – Todo list. (link su iTunes) (codice sorgente)
19. Tubestatus – Per essere sempre informati sugli orari della metropolitana londinese (link su iTunes) (codice sorgente)
20. Tweejump – Gioco ispirato a Icy Tower. Use le Cocos2D. (link su iTunes) (codice sorgente)
21. Tweetero – Client per twitter dalle funzionalità minime. (link su iTunes) (codice sorgente)
22. Twitterfon – Client per twitter dalle funzionalità minime studiato per essere il più veloce possibile (link su iTunes) (codice sorgente)
23. Wikihow – Un lettore per il sito wikihow (link su iTunes) (è possibile ottenere il codice sorgente inviando una mail a support@wikihow.com)
24. WordPress – Client per amministrare blog basati su WordPress. (link su iTunes) (codice sorgente)
25. YourRights – Database contenente una serie di riferimenti a leggi (non italiane!) (link su iTunes) (codice sorgente)
[Fonte: Maniacdev]
Confesso che la cosa non mi ha stupito più di tanto, legare il concetto di Open Source all’iPhone risulta proprio difficile. Ho provato a scaricare un po’ di applicazioni finché non mi sono imbattuto in Natsulion, client per twitter che aveva tanto da offrire ma ad uno stato ancora un po’ acerbo…. da qui all’idea di fare il fork del progetto e di sviluppare un client più completo, il passo è stato proprio breve! Da li ho iniziato a tentare di capire cosa volessi da un client twitter, quali fossero le funzionalità che volevo aggiungervi e così via.
E’ nato così Tweetee – a cute twitter client.
Oggi Tweetee fa quello che fa un normale client twitter con alcune funzionalità aggiuntive:
- supporta l’integrazione con Twitpic per l’aggiunta di fotografie ai tweet
- grazie all’integrazione con Read It Later è possibile salvare i link presenti nei post per leggerne il contenuto in un secondo momento
- è possibile consultare i trends ed effettuare ricerche sui tweet
- è possibile condividere la propria posizione attraverso l’uso del GPS e di google maps
- è possibile vedere le informazioni relative ai propri contatti
Ma la cosa di cui vado più orgoglioso è che è un progetto di software libero, progetto che presto condividerò con altri sviluppatori ed amici!!
Potete scaricare Tweetee dall’Apple Store ecco il link.
Seguendo questo link, potete accedere all’home page dell’applicazione.
Ancora qualche tempo e, dopo una revisione, potrete accedere ai sorgenti dell’applicativo dalla repository posizionata su google code, utilizzando questo link
Provatelo e ditemi cosa ne pensate.
Ed eccoci….
Riprende l’avventura del blog dopo qualche mese di….. fermo macchina!!
Ben tornati
Ok, il prezzo è….sbagliato!
Penso che ci si potrebbe fare una tesi economica sul mercato dell’Apple Store.
Le stranezze non mancano. Wired pubblica una lista di 13 applicazioni che costano, a detta del giornalista, molto più di quello che valgono.
Opinione personale: Wired ha identificato solo 13 applicazioni. Penso che in questa situazione ce ne siano molte di più!!
L’articolo completo qui



