….e dopo un anno esatto.

Dicevo…. e dopo un anno esatto si riparte.

Tenere un blog non è semplice e per un anno non sono riuscito a fare aggiornamenti. Ma tenere un blog è anche interessante, è dare un piccolo contributo al grande mondo di internet. E’ un impegno che vale la pena prendersi! 🙂

L’Ora di Codice

L’Ora di Codice (hour of code) è una campagna di Code.org, organizzazione senza scopo di lucro che ha il fine di incoraggiare le persone, in particolare i giovani e giovanissimi studenti, ad avvicinarsi allo studio dell’informatica. Un progetto teso a dimostrare che la programmazione possa essere un’ attività divertente, della quale tutti, bambini compresi, possono imparare a conoscere le basi.
L’Ora del Codice consiste in una lezione di introduzione all’informatica della durata di un’ora, progettata per togliere il mistero che spesso avvolge la programmazione dei computer e per mostrare che l’informatica non è affatto difficile da capire, chiunque può impararne le basi.
Gli eventi possono essere sempre organizzati, ma la settimana che va dal 7 al 13 dicembre è la Settimana dedicata all’informatica e in questa si concentrano le iniziative di Hour of Code.
Alla base di tutti gli esercizi c’è Scratch il linguaggio di programmazione a blocchi inventato dal MIT.
La tecnologia è un bene troppo prezioso per tenerlo per noi stessi e non farlo conoscere alle nuove generazioni!
Interessati o semplicemente incuriositi? Su https://hourofcode.com/it tutte le informazioni.

VeraCrypt

C’era una volta TrueCrypt. C’era fino a quando gli sviluppatori non hanno deciso di mollarne lo sviluppo e sul sito è comparso il triste messaggio che diceva che l’uso di TrueCrypt non era da considerarsi più sicuro perché il software non sarebbe più stato aggiornato. Ma come spesso succede nei software opensource qualcuno ne ha raccolto l’eredità e ha sviluppato un nuovo software: VeraCrypt partendo dalla versione 7.1a, l’ultima versione disponibile, di TrueCrypt.
Con VeraCrypt è possibile aprire i volumi creati con TrueCrypt e, naturalmente, crearne di nuovi.

BQ e la tecnologia a portata di tutti

Riteniamo che la conoscenza debba essere libera e che l’istruzione venga prima di tutto. Educhiamo alla tecnologia parlando in modo semplice e chiaro dei nostri prodotti

E’ una delle frasi che compare nella sezione “Chi Siamo” del sito della BQ (http://www.bq.com), azienda ch realizza smartphone, tablet, stampanti 3D e kit educativi per insegnare ai ragazzi la programmazione.

In Italia probabilmente l’azienda non è conosciutissima ma lo è decisamente in Spagna, paese di origine dell’azienda nel quale BQ è diventata il terzo produttore di smartphone.

BQ nasce nel 2010, quando un gruppo di 16 ingegneri decide di lanciarsi nel mondo dell’elettronica per progettare e produrre dispositivi: dopo 5 anni BQ conta più di 1.000 dipendenti. Una particolarità? Tutto viene prodotto sul territorio iberico e nulla viene prodotto in China.

Tablet, Smartphone, schede per Maker, tutto viene progettato da zero in Spagna.

Nel catalogo dell’azienda sono presenti kit per la costruzione di robot basati su schede compatibili con Arduino, fra i prossimi kit rilasciati ci sarà Zowi, un robot open source su piattaforma Arduino che può essere usato come base di partenza per imparare sia i fondamenti di elettronica sia la programmazione.

BQ ha realizzato un sistema a blocchi: nessuna riga di codice ma mattoncini da impilare nel browser per generare il programma finale.

Zowi sarà basato su una board compatibile Arduino, una una serie di sensori, di led, di pulsanti e di motori che potranno essere controllati da uno smartphone o da un programma caricato in memoria. Tutti i pezzi saranno intercambiabili, e tramite i progetti online sarà possibile anche stampare nuove teste.

Zowi  verrà messo in commercio a 99 euro inizialmente solo in Spagna e Portogallo: la localizzazione della piattaforma di sviluppo visuale in italiano richiede qualche mese.

Yosemite: novità?

Apple hosts worldwide developers conferenceDurante la conferenza degli sviluppatori, Apple ha rilasciato Yosemite, la nuova versione di OS X. Le novità sono tante, in modo particolare nell’interfaccia grafica che è stata rivisitata. Restyle grafico a parte, sembra che la casa abbia voluto porre molto l’accento sull’ecosistema. Usando Mac OS X e iOS 8 l’utente si troverà in un ambiente completamente integrato nel quale sarà possibile iniziare una mail sul proprio iPad e finirla dal proprio Mac: la soluzione che Apple chiama ‘continuity

Aggiunto un servizio su iCloud del tutto simile a Dropbox per permettere all’utente di portare i proprio file su tutti i suoi device. L’integrazione di questo servizio con Apple Mail, permetterà di inviare allegati di grandi dimensioni, sostituendoli con un link: esattamente come avviene oggi per Dropbox.

Ok…. e le novità?

Sotto il profilo tecnico non sono tantissime. O meglio sono tante, ma sono tutte cose che abbiamo già visto in altre “salse”. Questa volta Apple ha integrato una serie di servizi già presenti, senza inventare nulla di nuovo. L’utente è sempre libero di crearsi un account su Dropbox, weTransfer e compagnia cantante e poi di usare i vari servizi in forma separata, oppure, può scegliere di usare i servizi di Apple integrati nei sistemi operativi e nei vari device.

Quello che secondo me è evidente è il cambio di atteggiamento dei signori di Cupertino che: da inventori della tecnologia, si stanno trasformando in integratori di tecnologia esistente.

La lotta è aperta!

Altra novità: Apple ha aperto un beta program per tutti gli utenti, anche quelli che non sono sviluppatori. Basta iscriversi qui: https://appleseed.apple.com/sp/betaprogram/

Per gli sviluppatori iscritti al Developer Program, la beta di Yosemite è già disponibile, anche se si è iscritti al Developer Program di iOS

La neutralità della rete

Si è discusso in questi giorni, presso la FCC (Federal Communications Commission, l’ente statunitense che si occupa di regolamentare le telecomunicazioni) di neutralità della rete.
net-neutralityOvvero, il principio secondo il quale i gli Internet service provider sono obbligati a trattare in modo egualitario tutti i dati che transitano sulla rete, senza discriminazione di nessun tipo.
Principio su cui è stato chiamato a “normare” anche il Parlamento Europeo che ha dato l’ok ad un pacchetto di riforme del mercato delle telecomunicazioni, per garantire il libero accesso a internet all’interno dei paesi dell’UE.
L’Europa ha deciso di “impedire agli Isp di restringere o aumentare il prezzo di determinati servizi a vantaggio di altri”. Gli Stati Uniti stanno andando in direzione opposta: un provider di servizi, potrebbe negoziare commercialmente trattamenti preferenziali con i fornitori di contenuti sulla rete (Netflix, YouTube, tanto per citarne un paio) andando contro, di fatto, il principio della net neutrality.
Secondo quanto si sente in giro, sembra che FCC imporrà agli ISP americani di fornire un “livello base di servizio” ai fornitori che non vorranno pagare nessun sovrapprezzo.
C’è chi, come Corynne McSherry (direttore della proprietà intellettuale alla Electronic Frountier Foundation), ha definito queste norme un: “segnale inquietante”.
Il pensiero di McSherry è il seguente: ci sarà un insieme di servizi, quelli che stanno nascendo, adesso, in qualche garage e che faranno fatica ad affermarsi perché le società che li sviluppano, non hanno i fondi per pagare le tariffe “extra” ali ISP.
Fortunatamente nulla è stato deciso definitivamente, c’è ancora spazio alla discussione e al confronto.
Internet deve rimanere un mercato libero: finora questa logica ha funzionato.
Servizi che oggi consideriamo “scontati” sono nati grazie alla sola tenacia di persone che sono riuscite ad avere idee vincenti. Buona parte di questi è nata nei garage e a spese dei proprio creatori. Mettere un ulteriore scoglio economico alla loro diffusione rallenterebbe, secondo il mio parere, lo sviluppo della tecnologia.

Riferimenti:
http://www.wired.it/attualita/politica/2014/04/24/la-neutralita-della-rete-e-di-nuovo-pericolo/
http://www.wired.it/attualita/politica/2014/04/03/europa-neutralita-rete/
http://www.fcc.gov/page/fcc-establishes-new-inbox-open-internet-comments

7 ragioni per dare una chance a Telegram

Ecco la mia personalissima lista di ragioni per dare una vera chance a Telegram

1. E’ ‘open’ posso vedere il codice sorgente e capire come funziona. Se non lo posso fare direttamente io, lo può fare qualche mio amico o qualcuno su internet e scrivere un articolo che racconti come funziona realmente
2. E’ basato sul cloud e lo posso usare su tutti gli smartphone/tablet che voglio
3. E’ ‘open’ e tanti stanno scrivendo client alternativi anche per il desktop
4. E’ sicuro. I messaggi sono cifrati utilizzando un sistema di cifratura asincrona
5. E’ semplice da usare, non devo imparare ad utilizzare qualcosa di diverso rispetto a Whatsapp
6. E’ gratis e non c’è pubblicità
7. E’ multi piattaforma (lo posso usare sia su Android, iOS, Windows Mobile Phone, Linux, Mac, Windows)

Come stamparsi i soldi….

…ed ecco vedo già l’articolo al telegiornale “arrestato per aver spiegato su internet come stampare soldi falsi”: la tipografia dei “soliti ignoti”.

In realtà questo post non parla di come stampare soldi, ma vuole parlare di Bitcoin.

I bitcoin sono crypto-monete (cryptocurrency in inglese): la loro generazione dipende da algoritmi di crittografia (ed ecco perché me ne interesso!). Come tutte le monete possono essere utilizzate per pagare dei servizi.

E’ possibile crearsi un proprio borsello ed eseguire delle transazioni di pagamento verso gli altri utenti che accettano bitcoin. Il sistema è molto semplice: utilizzando un software posso ordinare una transazione di valuta dal mio borsello a quello della persona alla quale devo pagare il servizio/prestazione.

L’emissione e la spendita dei bitcoin avviene utilizzando una rete p2p che permette a tutti i client di sapere le transazioni che sono state generate. Ogni transazione è univoca d può essere utilizzata solo dal reale possessore. L’algoritmo di generazione delle transazioni è basato su crittografia assimetrica.

Ma, come succedeva all’epoca dei coloni americani con l’ora, posso anche utilizzare un software per generare moneta: fare il mining. L’operazione richiede un consumo elevato di CPU (stiamo parlando di algoritmi crittografici) e l’utilizzo di un software rilasciato in opensource.
Il meccanismo, semplificando al massimo, è questo: creo delle stringhe di 33 caratteri univoche (grazie alla crittografia assimetrica che sta dietro a tutto il meccanismo) e avverto il resto della rete della loro esistenza.
Quando spendo i miei bitcoin, attraverso la chiave pubblica del mio creditore, sposto moneta nel suo borsello.

Non esiste un organismo centrale che emette la moneta e che la controlla.

27.0000.0000 è il numero massimo di monete che possono essere emesse.
10.957.700 è il numero di monete emesse al 28 Marzo 2013.
La differenza fra i bitcoin e le monete tradizionali è che non esiste un controvalore in oro delle monete in circolazione. Per tutti è possibile emettere le proprie monete create attraverso il mine.

I numeri sono impressionanti il controvalore in Euro di 1 bitcoin è di circa 66 Euro. E il trading sta diventando sempre più comune. Il valore dei bitcoin è estremamente volatile, però: stiamo parlando di un economia sperimentale e nata qualche anno fa.

C’è anche chi sostiene che l’economia dei bitcoin cambierà quella reale più di quanto abbia fatto internet.

Entrare in questo mondo è semplice: basta creare il proprio borsello su bitcoin.org e iniziare a vedere come funzionano le transazioni.
Ma ancora più interessante è generare le proprie monete.

Un’ (altra) alternativa a Mail di Apple

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Sempre nella ricerca di alternative a Mail (si lo so è quasi una fissazione, ma proprio il programma di posta elettronica di Apple non lo sopporto!) ho trovato AirMail: client snello e dalle prestazioni elevate.

L’interfaccia grafica è proprio bella, snella e senza troppi fronzoli. Ma tutte le funzionalità che servono non mancano. Il programma è giovane è alla versione 1.03 ma, per lungo tempo, è stato in Beta pubblica. Gli sviluppatori hanno avuto la possibilità di eseguire un test accurato e di raccogliere le idee dai vari utilizzatori sulle funzionalità da inserire.

Le funzioni che servono ci sono tutte: integrazione con Dropbox per l’invio degli allegati, supporto per ogni tipo di casella, integrazione avanzata con Gmail e iCloud…

Diciamo che, usandola, ci si convince che gli sviluppatori abbiano preso molta ispirazione da Sparrow.

E’ a pagamento, ma il prezzo è veramente contenuto: AirMail è disponibile sul Mac Store al costo di 1,79 Euro.

10 anni di WordPress

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10 anni fa vedeva la luce la prima release pubblica di WordPress.

Nato come fork di b2/Cafelog, piattaforma per il blogging poco conosciuta, WordPress è cresciuto per diventare una delle piattaforme di blogging più diffuse e capace di fare concorrenza a colossi come Drupal.

Disponibile sia in modalità SaaS su www.wordpress.com, sia in modalità selfhosted (da scaricare e da mettere sul proprio hosting) oggi conta un considerevole numero di installazioni. Molti sono gli esempi di “colossi” che l’hanno scelto: New York Times, CNN, Mashable per citarne qualcuno

Di WordPress apprezzo la semplicità e la disponibilità di moduli: poche righe di codice danno la possibilità di avere un CMS snello ma assolutamente funzionale. Oggi è possibile usarlo anche per fare siti che non siano necessariamente blog.

WordPress è stato creato da  Matt Mullenweg and Mike Little. Oggi la comunità opensource che ci sta dietro include migliaia di contributori. Lo sviluppo è coordinato da una società quotata nella borsa americana.

Cosa dire: il classico esempio di software fatto bene e in continua evoluzione.