opendata

Date un po’ di dati ad un informatico e lo fare felice… Almeno questo è quello che succede a me. Avere una base di dati a disposizione mi fa subito pensare a come poterla usare e quale app(licazione) ci si può costruire sopra.

E questo “sfregolo” compulsivo da pressione di tasti mi è venuto quando sono venuto a conoscenza del progetto di Regione Lombardia sugli opendata che, lo ammetto, mi ha stuzzicato non poco la fantasia.

La pubblica amministrazione produce, raccoglie, elabora e diffonde una grande quantità di informazioni: gran parte dei documenti citati nei giornali, la gestione del territorio e dell’ambiente, molti rapporti tra privati e molte attività economiche si basano su informazioni elaborate dalle PA. C’è una quantità incredibile di dati pronta ad essere utilizzata di cui non si conosce l’esistenza.

Il progetto di Regione Lombardia parte proprio da questo presupposto: rendere disponibili in maniera facile ed immediata dati che, dopo una serie di verifiche, possono essere diffusi dalla Pubblica Amministrazione in un’ottica di riuso, secondo quando previsto dalle vigenti leggi (D. Lgs. 36/06 fra tutti).

Prima che un fatto tecnico, è un fatto di trasparenza e di risparmio. Poter riutilizzare per altri scopi, dati raccolti dalla PA (e quindi con denaro pubblico) è un vantaggio per tutti.

I problemi legati all’acquisizione di dati sono molti, fra i quali un ruolo importante è ricoperto dalla facilità di reperimento degli stessi e dalla possibilità di trattarli in maniera semplice.

Si, perché se anche un dato esiste in qualche archivio al quale è impossibile avere accesso, l’utilità dello stesso è nulla (considerazione ovvia ma da farsi).

Prendendo, probabilmente, spunto da queste e da altre considerazioni è nato il progetto degli opendata. Archivi di dati pubblici facilmente accessibili anche mediante protocolli SOAP/XML/JSON e in alcuni casi scaricabili nei formati XLS, CSV.

Nel caso di Regione Lombardia, il portale per l’accesso ai dati, si raggiunge attraverso l’indirizzo htts://dati.lombardia.it.
Sul portale è possibile trovare tutta la documentazione necessaria, la licenza con la quale i dati vengono distribuiti e le procedure/chiamate da fare per ottenerli nei vari formati.

Volete la lista dei luoghi dove è possibile pagare il bollo auto in lombardia? Eccola in formato JSON https://dati.lombardia.it/api/views/yg2u-75d9/rows.json

Il portale è stato realizzato attraverso l’uso della tecnologia di Socrata, azienda di Seattle specializzata nella pubblicazione di dati pubblici.

La licenza di distribuzione è la IOL: Italian Open Data License, creata appositamente per questo scopo. E’ possibile vederne i termini qui http://www.dati.gov.it/iodl/2.0/

Per incentivare l’uso dei dati pubblici è stato bandito un concorso: “OpenApp Lombardia” dedicato ai maggiorenni under 35 che desiderano mettersi in gioco realizzando web app o app per dispositivi mobili utilizzando i dati aperti. Le premesse sono ottime: la fase sperimentale del concorso si è conclusa recentemente e sono state ammesse 111 applicazioni.

Il caso della Regione Lombardia non è isolato. Gli opendata sono una realtà in continua espansione anche a livello nazionale: dati.gov.it è il portale nazionale di accesso. Il numero di basi dati messe a disposizione è in aumento e l’attenzione verso il progetto è alta. Stiamo a vedere.

3 thoughts on “Dati pubblici: gli opendata

  1. Diciamo che avere i dati è un primo passo indispensabile.
    Poi si tratta di capirne i contenuti. Vedo molte fonti dati senza metadati descrittivi completi. Senza metadati serve più “intelligenza” per poterli usare.
    Si può anche parlare di semantica. Alcune amministrazioni hanno preparato una ontologia per i dati mentre altre no. Puntare ad una ontologia condivisa e completa è sicuramente un progetto ambizioso, ma prima o poi bisognerà affrontarlo.
    In sintesi: ora con questi primi dati ci possiamo divertire. Per lavorarci in modo veramente serio c’è ancora da fare.

  2. Direi che condivido pienamente la tua opinione. Anche secondo me questo è un primo passo. Tanti altri devono esserne fatti…. ma da qualche parte è necessario iniziare.
    Grazie per il contributo!

  3. Di sicuro non ho la competenza per parlare di basi di dati. Ma se ho ben capito l’osservazione di Masseroni, mi viene da chiedere perché si debba sempre partire ad minchiam per poi arrivare, solo in seguito, ad una semantica coerente. Perché dovremmo avere i dati in mille “dialetti” diversi, prima che qualcuno si renda conto che è necessario in questi campi tenere uno standard il più standard possibile, per cui alcune basi di dati andranno sostanzialmente ricreate da capo, e sempre con soldi pubblici.

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