All’idea di cloud ormai ci abbiamo fatto l’abitudine. L’opera di convincimento di Google è servita a far accettare questa modalità di archiviazione dei dati e il conseguente nuovo modo di lavoro.

Nel 1999 stipulai il mio primo abbonamento flat, all’epoca utilizzando ISDN. L’idea di poter aver una macchina mia sempre disponibile su internet mi spinse a cambiare un po’ la logica fino ad allora utilizzata. Trasferivo le mie email dal provider al mio “server” con fetchmail e le consultavo con Mutt facendo SSH sulla macchina.
DynDNS risolveva egregiamente il problema di non avere un IP statico.

La configurazione di Samba e di OpenVPN (all’epoca OpenSwam) mi permise, di fatto, di avere un disco fisso su internet e accessibile in modo sicuro.

Non mi vedo come un precursore dei tempi.

Per la cronaca la macchina oggi è spenta e tutti i servizi li erogo in parte da un VPS, ma nella stragrande maggioranza utilizzando i servizi messi a disposizione dai vari Google ed affini.

Il problema di utilizzare servizi in cloud, soprattutto in ambito aziendale, spesso ci fa scontrare con l’accettazione di contratti di servizio che non sempre sono conformi alle policy di sicurezza delle aziende.
Il cloud spesso si scontra con una normativa troppo restrittiva che impone agli IT manager una conservazione dei dati che con il cloud non ha nulla a che fare.

La risposta a questo tipo di problema non si è fatta attendere e sia la comunità opensource, sia aziende private hanno iniziato a proporre soluzioni per il personal cloud. Sistemi software che danno la stessa flessibilità del cloud “tradizionale”, ma che possono essere installati su propri server.

Chiaramente l’infrastruttura sul quale l’applicativo verrà installata dovrà essere adeguata ai livelli di servizio cercati, molto banalmente installare il software sul PC recuperato dalla scrivania della nostra segretaria e messo su internet con l’ADSL a 640k non è esattamente la risposta….

Orami i contratti di Virtual Private Server si trovano a qualsiasi prezzo con qualsiasi caratteristica: è facile trovare quello che potrebbe fare al caso nostro.

La comunità opensource ha iniziato a produrre una quantità di suite Web+Mobile che, una volta installate, erogano servizi di condivisione documenti, contatti ecc che nulla hanno a che invidiare ai vari servizi offerti dai giganti Google e Apple.

Chiaramente le differenze ci sono: per installare un servizio di personal cloud è necessario:

  1. avere un server virtuale adeguatamente dimensionato
  2. avere le conoscenze necessarie per mantenere funzionante il servizio
  3. avere il tempo necessario per fare manutenzione sul proprio server

Non sono richieste che rendono il progetto infattibile, ma è necessario valutare esattamente quali sono i limit del nostro progetto per poi non trovarsi ad avere problemi una volta che questo entra in produzione.

E’ necessario capire quanto importante sia che i nostri dati non siano acceduti dai fornitori dei vari servizi, e quante competenze e tempo possiamo mettere in gioco per mantenere la struttura.
E’ chiaro che se devo creare un cloud per condividere i progetti strategici della mia azienda, non penserò minimamente di utilizzare sistemi quali Google, Dropbox ed affini. Ma se devo crearne uno per la condivisione delle fotografie fatte durante le vacanze posso permettermi che un robot programmato dai suddetti signori faccia video analisi sulle mie immagini.

La paura innata che l’italiano medio ha che Google rubi i suoi dati e i suoi numi di telefono è abbastanza infondata. Un’occhiata alle condizioni generali di servizio ci farà capire che possiamo dormire sonni tranquilli.

Se le valutazioni di cui parlavo poc’anzi ci fanno optare per l’acquisto di un server (fisico o reale che sia) ecco una possibile soluzione opensource per il personal cloud: ownCloud

Installazione

ownCloud è un’applicazione LAMP. In distribuzioni come Ubuntu per installarlo è sufficiente usare il più classico

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apt-get install owncloud

Per le distribuzioni, per le quali non sono stati predisposti pacchetti ad-hoc, dal sito del prodotto è possibile scaricare gli script necessari per eseguirne l’installazione. L’operazione può essere fatta anche a mano: è necessario prestare attenzione alla congifurazione dei permessi per la lettura/scrittura da parte del server web in alcune directory.

Finita l’installazione, collegandosi con un browser alla propria macchina, si dovrebbe vedere la schermata proposta da ownCloud utile per la creazione di un account di amministrazione.

File, Musica, Contatti, Calendario e altro ancora

Finita la parte di setup è il momento di provare ownCloud.
Di default sono presenti applicazioni quali:

  • File – per depositare e condividere file con gli utenti della stessa installazione di ownCloud o pubblicamente
  • Musica – per ascoltare la propria musica se vari dispositivi, in streaming dal proprio server.
  • Contatti – Per accedere (mediante username e password) alla propria rubrica contatti
  • Calendario – Per avere sempre sotto controllo i propri impegni
  • Foto – per la condivisione di fotografie

L’uso di protocolli quali WebDav, CalDav e CardDav permette di accedere ai vari dati utilizzando dispositivi diversi e client diversi dal browser del PC.

Esistono altre applicazioni che possono essere aggiunte a ownCloud, la lista e la descrizione è accessibile da http://apps.owncloud.com. Data la gioventù del prodotto gli applicativi non sono stabili e la percezione è che siano ancora molto acerbe, c’è spazio per migliorare.

Per alcuni versi ownCloud è già un prodotto pienamente utilizzabile (siamo alla versione 4 del software) per altri campi di applicazione, forse, è necessario aspettare che la comunità ne continui lo sviluppo.
L’ecosistema sembra buono: blog, forum e quant’altro ne parlano molto e in maniera positiva.

Accanto alla versione ‘community’ sono comparse le versioni: business, enterprise e service provider. Il prodotto è lo stesso ma viene fornito supporto commerciale dai vari partner.
Fra le novità della versione 4 (quella attualmente distribuita) l’aggiunta di un ‘application store’ per aggiungere nuove applicazioni al cloud. Scelta vincente, quest’ultima, che permette agli sviluppatori di scrivere proprie applicazioni ed accrescere le funzionalità del prodotto, secondo uno schema di vendita ben consolidato.

Debole, ma in netta crescita, il supporto per mobile.
Apprezzabile la possibilità di utilizzare LDAP per l’autenticazione degli utenti.

One thought on “Personal cloud con ownCloud

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