digitaldivide

 

Sembra che la definizione di Digitale Divide sia in continua evoluzione, come il resto dell’ICT!

Giusto per aggiungere l’ennesima voce sull’argomento, ecco come la vedo io.

Esistono i “digital divide”: tutti hanno lo stesso concetto di fondo, impossibilità di accedere ai servizi offerti dalla tecnologia. Se fino a qualche anno fa si poteva parlare di digital divide come impossibilità “fisica” di accedere alla rete, oggi dobbiamo parlare di un digital divide “fisico” ma anche di un digital divide “culturale”. Se nel primo non posso accedere alla rete perché nella zona dove abito non ci sono collegamenti ad internet a banda (almeno) larga, nel secondo caso non accedo alla tecnologia perché non ho la conoscenza sufficiente per poterlo fare.

Questa situazione in Italia è abbastanza comune. Con tanti sforzi, sempre più famiglie sono raggiunte dalla rete, ma il numero di persone che si connettte rimane sempre basso! Ma la stessa cosa avviene anche nel mondo della telefonia mobile: il numero di smartphone venduti è in costante aumento, il numero di contratti dati attivati non aumenta con lo stesso tasso: molti degli smartphone venduti, sono utilizzati come semplici telefoni. Tutto questo per divario culturale.

Se il digital divide “fisico” è in qualche modo “affare” della politica e delle compagnie telefoniche, che possono predisporre investimenti per superarlo, quello “culturale” è affare di tutti. E’ affare del singolo: la cultura personale è importante. Se leggere e scrivere sono attività fondamentali lo è anche il prendere confidenza con la tencologia. E’ affare della comunità dei tecnici: la conoscenza non deve diventare un elemento discriminatorio. Abbiamo portato avanti una rivoluzione sul software chiedendo che fosse veramente libero, dobbiamo farlo anche con la cultura digitale. Sarebbe totalmente inutile aver a disposizione tanto software senza che nessuno lo sappia usare! E’ dovere di tutti diffondere le proprie conoscenze tecnologiche.

6 thoughts on “Digital…divide?

  1. Avere un cellulare figo, magari con dietro stampigliata una mela,fa figo. Anche se poi magari lo uso come un normale telefono! 🙂

  2. E’ lo stesso fenomeno che 20 anni fa diceva che in Italia erano pochissimi quelli che sapevano programmare il timer del videoregistratore.

    Temo che la cultura tecnica in Italia venga vista come “cultura bassa” e snobbata perfino nei programmi scolastici.

    Io di vie di uscita non ne vedo. Come per molti altri problemi italiani.

  3. Condivido. Ho idea che spesso, come nei succitati videoregistratori, la facilità d’uso sia un fattore importante. Da questo punto di vista gli smartphone (se ben progettati a livello di UI) saranno determinanti nella diffusione dei servizi internet. E’ possibile che il prossimo Windows 8 e l’eventuale convergenza di OSX con iOS, alla lunga aiutino in questo passaggio anche sui pc.

    Inoltre distinguerei tra quello che è e sarà l’utilizzo di internet per usufruire di servizi vs il suo utilizzo per produrre.

    Spero di essere stato abbastanza chiaro. 😛

  4. Uno strumento facile da usare è essenziale. L’utente non deve perdere tempo ad imparare come si fanno le cose che fa tutti i giorni ma attraverso il nuovo strumento tecnologico. Ancora una volta qui entriamo in gioco noi: rendere semplice la tecnologia. Nel bene o nel male è sempre stata l’idea di Apple. Idea che in più casi si è rivelata vincente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *