In un Paese in cui tante cose non vanno, internet costituisce un elemento di riscatto. I dati parlano chiaro: la gente naviga e si informa su internet, usa sempre di più per lo scopo per il quale è stato creato: scambiarsi le informazioni. Anche in Italia internet è diventata qualcosa di cui avere paura se sei un persona “in vista”: la tua popolarità può essere minata dalla rete, ma può anche essere migliorata. La soluzione migliore è, come succede in Cina, Iran e tutti i paesi nei quali esiste la censura, spegnere la rete.

E a questo ci sta pensando Romani, ex imprenditore tv diventato a ministro dello Sviluppo economico: basta prendere una scusa qualsiasi, come il sospetto della violazione del copyright, e un organo amministrativo di nomina politica, come l’Agcom, ed ecco che viene sfornata una delibera che permette di chiudere l’accesso a interi siti internet stranieri in modo arbitrario e senza il controllo del giudice. Questo è quello che potrebbe succedere se i membri dell’Autorità per le Comunicazioni (AGCOM) dovessero votare favorevolmente alla delibera 668 del 2010.

Ma fortunatamente non tutti la pensano così e il popolo della rete, quando sente la parola censura, si attiva e prova a lottare per tenere tale la sua libertà di parola. E’ attiva una petizione online per chi vuole fare sentire la sua voce e non vuole perdere la propria libertà di comunicazione.

http://www.avaaz.org/it/it_internet_bavaglio è l’indirizzo presso il quale compilare la petizione.

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