Con un po’ di ritardo, voglio dire la mia sul recente decreto che modifica l’ormai celeberrimo decreto Pisanu.

Nell’annuncio fatto da Maroni si parlava di WiFi libero e tutti si sono precipitati a fare commenti sulla novità…. Internet per tutti, internet finalmente gratuita anche in Italia….. ma dove???

Il paragone che più frequentemente veniva fatto durante i vari dibattiti era quello con gli Stati Uniti, dove gli spot wifi gratuiti sono comuni come le noccioline, peccato che negli Stati Uniti e in buona parte del mondo, la banda internet costi la metà di quello che costa in Italia.

Peccato che la diffusione di internet negli altri stati è talmente alta che, usando l’ormai collaudata formula dell’adware, un provider può pensare di ripagarsi il costo di installazione di un hostspot wifi libero.

Caro Maroni, se il governo non trova una forma di incentivazione finanziaria che, di fatto, paghi ai provider l’installazione delle aree WiFi pubbliche, se non trovate il modo di far capire che internet non è una cosa in più, am che è qualcosa che serve come (e forse più) del telefono, dal primo gennaio avremo qualche hotspot wifi libero, nel senso di non controllato, ma che ben pochi utilizzeranno.

Signori mi permetto di ricordarvi che ‘free’ in italiano si traduce come: gratuito o senza vincoli, libero: il Governo intende senza vincoli, e non ‘as in beer’….

E anche sul libero avrei qualche dubbio, visto che si parla di una diversa forma di controllo, meno oppressiva rispetto all’attuale, ma della quale non si conoscono ancora tutti i particolari.

One thought on “Wifi libero…. as in beer?

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