Qualche giorno fa, in un tweet, scrivevo una delle domande che più mi irritando. Domanda che tutti gli anni si ripete puntuale: <<cosa fai per l’ultimo?>>.

Ma ultimamente c’è un’altra cosa che in questo periodo dell’anno si ripete ciclicamente: la reiterazione del decreto Pisanu, la tanto discussa norma che obbliga i gestori di internet point e impianti WiFi a registrare  (o meglio a schedare) i clienti che vogliono navigare attraverso i loro apparati.

Il decreto fu emanato nel 2006 con scadenza al 31 dicembre dello stesso anno. Alla fine, da allora, è stato reiterato fino ai giorni nostri.

Quest’anno sembra ci sia la volontà di non reiterarlo o per lo meno di volerne modificare una parte sostanziale prima di procedere alla sua reiterazione.

Personalmente penso che il Decreto Pisanu abbia limitato fortemente la diffusione del WiFi in Italia, ma non penso che il rallentamento sia dovuto solo a questo: in Italia i prezzi della banda internet sono ancora proibitivi e se in Francia sono presenti 30 mila hotspot pubblici, e per buona parte gratuiti, non è grazie alla mancanza del decreto Pisanu.

Le procedure di registrazione sugli hostpot italiani non sono complicate, nella maggior parte dei casi basta avere un numero di cellulare e farsi mandare dal sistema di navigazione un messaggio sul proprio numero di telefonino.
Un po’ più complicate (e costose) le operazioni da fare per i provider: il tempo di mantenimento dei log, la raccolta degli stessi: implicano un sforzo economico abbastanza importante, che spesso porta i gestori a rinunciare alla commercializzazione di questo servizio.

Sotto il profilo della sicurezza il decreto in questione risponde pienamente alle richieste di controllo della rete internet. Se questa operazione di controllo è positiva o negativa, dipende molto da come interpretiamo la nostra libertà: il fatto di sapere che io navigo su internet e qualcuno di cui non conosco l’identità registra la mia navigazione non mi spaventa.
Sono molto più spaventato dall’idea che qualcuno usi la rete per fare i suoi comodi con un minore o per scambiarsi immagini di ragazzini un po’ troppo giovani….
Non penso che il tanto contestato decreto debba essere visto come un mezzo per ostacolare la diffusione della navigazione, ma penso che sia di più uno strumento utile per la sicurezza di tutti.

E se il mio essere controllato, si traduce nel dare alle forze dell’ordine un’arma in più per la risoluzione dei reati, allora, sono per la reiterazione in-toto del decreto.

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