I filtri anti-spam attualmente in uso sono abbastanza efficienti, ma potrebbero rivelarsi del tutto inadeguati a una nuova generazione di spam.

Questo, almeno, secondo una ricerca condotta da John Aycock docente all’Università di Calgary

“Due cose permettono di riconoscere facilmente gli spam attualmente in circolazione”, afferma Aycock. “Provengono da una fonte ignota e contengono evidenti messaggi pubblicitari, insulti e simili”.

I messaggi vengono spediti dai cosiddetti “computer zombi”, ovvero computer che sono stati infettati da un malware e che spediscono messaggi in grande quantità.

Secondo Aycock è possibile modificare i vari “malware”, in modo da fargli campionare – prima dell’invio dello spam – la inbox degli utenti del PC sul quale si è installato carpendo non solo gli indirizzi e-mail delle persone con cui questi sono in contatto, ma anche analizzandone i singoli messaggi di posta elettronica, cosi da creare messaggi che per argomenti, abbreviazioni, errori di battitura e simili possano essere ritenuti, da chi li riceve, effettivamente inviati dal conoscente.

Ancora una volta si tende a far leva sulla “fiducia” che gli utenti hanno l’uno dell’altro, utilizzando lo stesso sistema messo in campo per assicurarsi che i virus e worm si diffondano nella rete.

Aycock presenterà i risultati della ricerca condotta durante il convegno dello European Institute for Computer Anti-Virus Research in programma ad Amburgo il 30 aprile prossimo.

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