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    Sicurezza? Una lista (piccolina) di consigli per il 2016

    E’ fine anno e si fanno le liste dei buoni propositi e delle cose da fare nel 2016.

    Nel 2015 il tema della sicurezza informatica, anche per gli utenti domestici, è diventato molto caldo. Gli analisti prevedono che nel 2016 la cosa peggiorerà. Del resto è normale, più una cosa è utilizzata maggiori sono i rischi che venga attaccata per essere sottratta.
    Ecco una lista, quasi tutta mia, relativa alla sicurezza nel 2016 e riferita agli utenti domestici.

    1. Accettate l’inevitabile: la vostra sicurezza sarà compromessa. Non importa se siete singoli individui o aziende. Siete avvertiti, preparatevi!
    2. Valutate il rischio: non fate gli struzzi. Provate a capire quali sono i punti deboli: password uguali per ogni account, troppe informazioni lasciate su social network, vostre foto che girano come fossero cioccolatini?
    3. Sbagliando si impara: avete provato a mettere in atto la vostra strategia  ma vi ritrovate i vostri dati cifrati da un cryptolocker? Ok, ne avete messo in campo una sbagliata, cambiatela e ripartite.
    4. E’ finito il tempo di giocarela sicurezza deve essere messa in conto. Esattamente come pensate a porte blindate, finestre rinforzate e a comprare l’antifurto di casa, mettete in conto di spendere qualcosa per la vostra sicurezza online. Dove iniziare? Antivirus, un disco esterno per fare regolarmente in backup?

    La lista è quasi tutta mia, quella originale è riferita agli utenti aziendali e la trovate qui: http://www.itproportal.com/2015/12/14/cyber-security-tips-for-2016/

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    L’Ora di Codice

    L’Ora di Codice (hour of code) è una campagna di Code.org, organizzazione senza scopo di lucro che ha il fine di incoraggiare le persone, in particolare i giovani e giovanissimi studenti, ad avvicinarsi allo studio dell’informatica. Un progetto teso a dimostrare che la programmazione possa essere un’ attività divertente, della quale tutti, bambini compresi, possono imparare a conoscere le basi.
    L’Ora del Codice consiste in una lezione di introduzione all’informatica della durata di un’ora, progettata per togliere il mistero che spesso avvolge la programmazione dei computer e per mostrare che l’informatica non è affatto difficile da capire, chiunque può impararne le basi.
    Gli eventi possono essere sempre organizzati, ma la settimana che va dal 7 al 13 dicembre è la Settimana dedicata all’informatica e in questa si concentrano le iniziative di Hour of Code.
    Alla base di tutti gli esercizi c’è Scratch il linguaggio di programmazione a blocchi inventato dal MIT.
    La tecnologia è un bene troppo prezioso per tenerlo per noi stessi e non farlo conoscere alle nuove generazioni!
    Interessati o semplicemente incuriositi? Su https://hourofcode.com/it tutte le informazioni.

  • VeraCrypt

    VeraCrypt

    C’era una volta TrueCrypt. C’era fino a quando gli sviluppatori non hanno deciso di mollarne lo sviluppo e sul sito è comparso il triste messaggio che diceva che l’uso di TrueCrypt non era da considerarsi più sicuro perché il software non sarebbe più stato aggiornato. Ma come spesso succede nei software opensource qualcuno ne ha raccolto l’eredità e ha sviluppato un nuovo software: VeraCrypt partendo dalla versione 7.1a, l’ultima versione disponibile, di TrueCrypt.
    Con VeraCrypt è possibile aprire i volumi creati con TrueCrypt e, naturalmente, crearne di nuovi.

  • cryptolocker4

    Siete stati colpiti da un Ransomware? Pagate il riscatto e rassegnatevi

    Siete stati attaccati da uno di quei malware che cifrano tutto il contenuto del vostro disco fisso e vi chiedono un riscatto per sbloccarlo? Se la risposta è sì, pagate il riscatto e alla svelta se volete riavere accesso ai vostri dati.

    Questa è la posizione “ufficiale” dell’FBI: se il computer è stato colpito da un ransomware tipo CryptoWall che utilizza RSA con chiavi di cifratura a 2048 bit, decifrare i file forzando l’algoritmo di cifratura è praticamente impossibile.

    La buona notizia? Quando proteggiamo i nostri dati con il medesimo algoritmo siamo al sicuro. La cattiva notizia? Se CryptoWall colpisce uno dei nostri PC è meglio avere un backup pronto o prepararsi ad entrare nel mondo dei Bitcoin per pagare il riscatto.

  • lockandkey

    Un momento geek: sbloccare il Mac con lo smartphone (e lo smartwatch)

    Stufi di digitare la password ogni volta che dovete accedere al vostro Mac?? Ecco tre software per risolvere il problema!

    Tutti e tre i software funzionano in maniera simile: viene installata la versione Mac sul computer da sbloccare e si scarica la versione iOS sullo smartphone. I due software comunicano utilizzando bluetooth a basso consumo e sbloccano il Mac solo quando il telefono è vicino.

    Per sbloccare attivare l’applicazione sul telefono (a seconda di quella installata) è necessario usare la propria impronta digitale se si è installato MacID, bussare sullo schermo dello smartphone se si è installato Knock o semplicemente essere vicini al Mac se si è scelto Tether.

    Grazie all’utilizzo del bluetooth a basso consumo la carica della batteria del telefono sarà preservata.

    I costi: per tutte e 3 le applicazioni è prevista la parte desktop e la relativa parte mobile. In tutti e 3 i casi la parte desktop è gratuita. I costi delle APP mobile:

    MacID costa 3,99 Euro

    Tether è gratuita

    Knock costa 4.99 Euro

    Io mi trovo bene con Tether che permette di sbloccare il computer solo avvicinandosi per evitare che il computer si  sblocchi anche se sono nel corridoio vicino all’ufficio è necessario impostare la distanza entro la quale il telefono si deve trovare perché il Mac si sblocchi. Questo è un parametro della versione desktop del software.

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    BQ e la tecnologia a portata di tutti

    Riteniamo che la conoscenza debba essere libera e che l’istruzione venga prima di tutto. Educhiamo alla tecnologia parlando in modo semplice e chiaro dei nostri prodotti

    E’ una delle frasi che compare nella sezione “Chi Siamo” del sito della BQ (http://www.bq.com), azienda ch realizza smartphone, tablet, stampanti 3D e kit educativi per insegnare ai ragazzi la programmazione.

    In Italia probabilmente l’azienda non è conosciutissima ma lo è decisamente in Spagna, paese di origine dell’azienda nel quale BQ è diventata il terzo produttore di smartphone.

    BQ nasce nel 2010, quando un gruppo di 16 ingegneri decide di lanciarsi nel mondo dell’elettronica per progettare e produrre dispositivi: dopo 5 anni BQ conta più di 1.000 dipendenti. Una particolarità? Tutto viene prodotto sul territorio iberico e nulla viene prodotto in China.

    Tablet, Smartphone, schede per Maker, tutto viene progettato da zero in Spagna.

    Nel catalogo dell’azienda sono presenti kit per la costruzione di robot basati su schede compatibili con Arduino, fra i prossimi kit rilasciati ci sarà Zowi, un robot open source su piattaforma Arduino che può essere usato come base di partenza per imparare sia i fondamenti di elettronica sia la programmazione.

    BQ ha realizzato un sistema a blocchi: nessuna riga di codice ma mattoncini da impilare nel browser per generare il programma finale.

    Zowi sarà basato su una board compatibile Arduino, una una serie di sensori, di led, di pulsanti e di motori che potranno essere controllati da uno smartphone o da un programma caricato in memoria. Tutti i pezzi saranno intercambiabili, e tramite i progetti online sarà possibile anche stampare nuove teste.

    Zowi  verrà messo in commercio a 99 euro inizialmente solo in Spagna e Portogallo: la localizzazione della piattaforma di sviluppo visuale in italiano richiede qualche mese.

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    I consigli di zio Corra… sull’uso dello smartphone.

    Ovvero una lista ragionata di consigli che mi sento di dare ai giovani che usano lo smartphone per le prime volte:

    • Hai rotto le scatole che volevi uno smartphone, ora che ce l’hai comprati una custodia per proteggerlo
    • Quando sei a scuola il cellulare può rimanere spento nello zaino. Non ci sono notizie più importanti di quelle che ti stanno dando gli insegnanti in quel momento.
    • Se i tuoi genitori ti chiamano e tu non gli rispondi o non li richiami sono guai: ti hanno comprato un cellulare per restare in contatto con te, non per farti giocare!!
    • Quando vai in bicicletta o cammini per la strada, tieni il cellulare in tasca e il volume delle cuffie basse: anche andare in giro a piedi richiede attenzione.
    • Non scrivere nelle chat, su Facebook e in giro per internet, cose che non vorresti che i tuoi genitori non sapessero: le robe su internet fanno il giro del mondo alla svelta e rimangono in giro per tanto
    • Proteggi il telefono con una password. Lo sappiamo che non hai segreti con nessuno, ma le persone che ti scrivono forse qualche segreto ce l’hanno e preferiscono condividerlo solo con te.
    • La password sono tue: non condividerle con nessuno
    • Ok, ok non vuoi che i tuoi genitori vedano le fotografie che hai scattato…. non farle girare nemmeno su internet o, oltre ai tuoi genitori, qualche milionata di persone le potrà vedere
    • Non dare confidenza agli estranei e non connetterti a reti WiFi pubbliche non protette da password
    • Non lamentarti se i tuoi genitori controllano come usi lo smartphone e se sanno esattamente quali siti visiti… è la dura legge della vita: loro pagano il telefono e le tue ricariche…

    Qui trovate la lista originale senza le mie elucubrazioni 😉

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    L’internet delle cose…. è già qui (forse)

    Internet of Things, o, in breve, IoT, è quell’insieme di tecnologie che portano intelligenza agli oggetti, facendo sì che questi comunichino con noi o con altri oggetti, offrendoci un nuovo livello di informazione dell’ambiente in cui si trovano. Qualche esempio? Piante che comunicano all’annaffiatoio quando è il momento di essere innaffiate, scarpe da ginnastica che trasmettono la velocità di corsa dell’atleta e il suo stato di affaticamento, frigoriferi che ci dicono quando gli alimenti che in essi contenuti stanno per scadere o stanno per finire.

    Ma, in maniera un po’ diversa, anche monumenti e opere d’arte iniziano a raccontare sé stessi attraverso tag Rfid o Qr code, i quali applicati sui cartelli stradali, sui muri o a fianco dei poster permettono di accedere a contenuti ulterori, fruiti attraverso smartphone e altri dispositivi mobili.

    Le origini dell’Internet of Things vengono attribuite a un ricercatore britannico del Mit (Massachussets Institute of Technology), Kevin Ashton, che nel 1999 coniò per primo il nome per descrivere un sistema dove una rete di sensori veniva connessa ad internet. A quella che era solo un’ipotesi, fece poi seguito una via sperimentale. Tra i primi progetti pilota, ricordiamo la piattaforma Cense (Central Nervous System for the Earth), nata nel novembre del 2009 negli HP Labs il cui obiettivo era creare un network di sensori mondiale capace di connettere oggetti e persone.
    La ricerca e sviluppo di Ibm si è invece focalizzata su un progetto chiamato Smart Planet. Nelle quattro città campione su cui Ibm ha investito in ricerca e sviluppo sono state rilasciate soluzioni per la decongestione del traffico che hanno permesso di ridurre le emissioni di Co2, di abbattere i picchi di traffico e di favorire l’utilizzo del trasporto pubblico.

    Per costruire un progetto di IoT spesso non è necessario installare una rete di sensori ad esso dedicata: in molti casi è sufficiente raccogliere i dati proveniente da sensori installati per altri scopi. Non esiste un vero e proprio standard di progetto ma i progetti che si basano su standard aperti sono quelli (a conti fatti) che progrediscono più velocemente.

    Proviamo ad immaginare uno scenario di questo tipo: devo recarmi in una città che non conosco, ci devo andare un auto e il luogo che devo raggiungere è da qualche parte nel centro città dove, presumibilmente, c’è una zona a traffico limitato.
    Arrivo, guidato dal navigatore. Con un’APP messa a disposizione della città trovo vedo la lista dei parcheggi che sono stati georeferenziati, posso scegliere quello più vicino a me. Grazie ai sensori che controllano se un posto è libero o occupato, i sensori sono stati installati per fare in modo che il segnale davanti al parcheggio mi dica se il parcheggio è libero o meno, l’APP mi dice quanti sono i posti disponibili nei vari parcheggi per evitare che mi diriga verso un parcheggio nel quale non c’è più posto.
    Esco, devo prendere un mezzo di trasporto pubblico. L’APP mi dice quale linea dell’autobus devo prendere e dove si trova la fermata più vicina a me rispetto alla mia posizione. Grazie alle informazioni del GPS installato sull’autobus so quanto quell’autobus e distante da me e l’APP mi dice fra quanto tempo passerà. Eh sì, perché il backend dell’APP “sa” che quella è un’ora di punta e dai dati statistici “stima” quanto tempo l’autobus ci mette a spostarsi da un punto all’altro. Salgo sull’autobus e pago con il mio smartphone, sono fortunato in quella città è attivo questo tipo di pagamento dei mezzi pubblici. Sembra uno scenario fantascientifico ma non è così distate dalla realtà: sono tutte tecnologie presenti e che per buona parte si basano su reti di sensori già installate o facilmente installabili.

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    CryptoClub… crittografia a misura di bambino

    Interessante iniziativa della NSF (National Science Foundation) attraverso la quale gli studenti americani in età di scuola superiore, si cimenteranno in analisi crittografiche durante le loro lezioni di matematica applicata.
    Vista la complessità dell’argomento l’insegnamento avverrà utilizzando il gioco (“nulla per gioco ma tutto attraverso il gioco, diceva Baden Powell). Alcune attività coinvolgeranno i ragazzi in una caccia al tesoro con messaggi cifrati o in una staffetta in cui competeranno per raccogliere o decifrare parti di un messaggio segreto.
    Su http://www.cryptoclub.org sono presenti una serie di giochi e di sussidi per gli insegnanti che volessero lanciarsi in questa sfida con i propri ragazzi.